[29-05-2012]

Un terremoto molto violento in arrivo al Sud Italia e la Grandi Rischi sapeva anche del sisma in Emi.


di Mina Cappussi -
Ben 3 studi su 3 indicano un terremoto distruttivo al Sud. Ma allora perché la popolazione non viene messa al corrente del pericolo? Non è un diritto dei cittadini decidere del proprio futuro? La Commissione Grandi Rischi sapeva che ci sarebbe stato un terremoto nel Nord Italia già da marzo, su due studi uno era allarmante. Adesso ce ne sono 3 che dicono la stessa cosa. A CAUSA DEL PICCO DI AUDIENCE SIAMO STATI COSTRETTI A DUPLICARE L’ARTICOLO. QUESTO E’ IL DUPLICATO. IL PRIMO NON SI RIESCE A VISUALIZZARE PERCHE’ SUPERA LE MILLE VISUALIZZAZIONI IN POCHI MINUTI.

(UMDI – UNMONDODITALIANI) C’è da preoccuparsi per gli effetti di un terremoto di forte intensità che interesserà il Sud Italia nei prossimi mesi? Noi non lo sappiamo, ma a parlarcene è il direttore del Centro Enea di Bologna, Alessandro Martelli, in un’intervista Antonio Amorosi pubblicata su Affari Italiani. L’esperto spiega che il sisma che si è verificato nei giorni scorsi in Emilia era stato ampiamente previsto e nella riunione del 4 maggio scorso, solo quindici giorni prima dell’evento, si era discusso delle azioni da intraprendere per tutelare eventualmente la popolazione e ridurre al minimo i danni. Se ne era parlato, ma in realtà non era stato fatto nulla di tutto questo.

Gli esperti se ne erano stati zitti, senza avvisare nessuno, convinti, dall’alto della loro scienza, di poter decidere della vita o della morte delle persone. Perché magari qualcuna delle sette vittime avrebbe potuto scegliere di andarsene, di non voler mettere a repentaglio la propria vita e quella dei propri familiari. Avrebbe potuto decidere di fare un viaggio…..Sono solo ipotesi, per carità, ma è terribile sapere che altri erano a conoscenza di quello che sarebbe accaduto e nessuno si è p reso la briga di avvisarti.

“Il terremoto in Emilia – ha precisato Martelli – era stato previsto. Ci sono dei “cosiddetti” strumenti di previsione che sono utilizzati in diversi Paesi. In Italia li fa l’International Centre for Theoretical Physics (ICTP) e l’Università di Trieste. In base al verificarsi di possibili anomalie nelle tre zone italiane, Nord, Centro e Sud vengono emessi degli allarmi. E’ un po’ come misurare la temperatura corporea e vedere se hai la febbre.

In marzo, dunque, è stato diramato un allarme per la zona Nord perché era stato stimato un movimento del terreno di magnitudo maggiore del 5,4. C’erano notevoli probabilità che a Nord sarebbe arrivato un terremoto. La regione allarmata era questa anche perché c’erano stati terremoti vicini, nel Garda, nel veronese, poi a Parma. L’algoritmo dell’analisi mostrava che era fortemente probabile”.

E come mai nessuno lo sapeva? La domanda nasce spontanea.

“Si tratta di metodologie sperimentali. Gli allarmi non vengono divulgati ma comunicati a un gruppo di esperti nazionali. Nella Commissione Grandi Rischi si sapeva, ne abbiamo proprio parlato il 4 maggio. Se ne discusse anche perché questo tipo di analisi non sono accettate da tutti i sismologhi. Io posso solo dire che la Commissione Nazionale Grandi Rischi era informata dai primi di marzo. In Emilia potrebbero esserci ancora altre scosse, ma l’intensità non è certa. Potrebbe trattarsi di assestamenti, ma anche di una ulteriore scossa elevata. Certo non era possibile evacuare delle zone per mesi, ma io dico che gli allarmi devono servire a verificare le strutture strategiche, e organizzare la protezione civile, informare la popolazione su come si deve comportare.

Più del Nord adesso però mi preoccupa il Sud. Per il Nord c’erano stati due studi. Uno allarmava per un eventuale terremoto e l’altro no. Ed è arrivato il terremoto in Emilia. Per il Meridione, invece, esiste un allarme più grave in arrivo perché lì sono stati applicati tre modelli di studio. Tutti e tre danno l’allarme rosso. Quindi questo preoccupa oltretutto perché prefigura un eventuale terremoto molto violento.

Oltretutto non dobbiamo dimenticare che nel Sud Italia sono ubicati stabilimenti che utilizano e stoccano sostanze potenzialmente pericolose in elevate quantità. Sono impianti chimici, ci sono stabilimenti che contengono serbatoi di gas naturale liquefatto (Liquefied Natural Gas o LNG), altri serbatoi di stoccaggio di grandi dimensioni, rigassificatori…Il problema è che le scelte progettuali degli impianti sono state lasciate ai gestori e, generalmente, non è noto, per i diversi stabilimenti, se e quali criteri antisismici siano stati adottati. Poi c’è il rischio da maremoto, evento raro, ma non impossibile e che, quando si verifica, è devastante: questo rischio appare del tutto trascurato negli impianti chimici italiani situati in prossimità delle coste, e in aree sismiche come ad esempio a Milazzo o se penso ai serbatoi sferici situati a Priolo-Gargallo, sono alquanto pessimista e preoccupato. Manca In Italia una specifica normativa per la progettazione antisismica degli impianti chimici”.

Insomma, ritorna quanto mai attuale l’annosa questione sulla prevedibilità o meno dei terremoti. A sentire il direttore del Centro Enea di Bologna, Alessandro Martelli, la prevedibilità è una cosa seria, sebbene manchino ancora dati e studi specifici che consentano di rilevare esattamente il momento e l’ubicazione di un terremoto. Però un’informazione alla popolazione si potrebbe fare, non allarmismo, ma indicazioni e precauzioni su come comportarsi dovrebbero essere divulgate in tute le aree oggetto di studio. Magari se in Molise avessero saputo che era in arrivo un terremoto non avrebbero inaugurato a cuor leggero la sopraelevazione in cemento armato di una scuola in laterizio. Se l’avessero saputo in Abruzzo probabilmente molti studenti universitari si sarebbero presi un periodo di ferie, anche un anno sabatico, magari. Meglio ancora. Le istituzioni preposte avrebbero preso in più seria considerazione le proteste degli studenti circa le crepe e le lesioni presenti nella Casa dello Studente, quella che è crollata per prima uccidendo tanti giovani. Chissà se le mamme e i papà degli studenti uccisi avrebbero voluto sapere quello che stava succedendo, chissà, forse avrebbero preferito un anno di corso in più e poter, ancora oggi, riabbracciare il proprio figlio. Forse i genitori di Elvio Romano, un esempio per tutti, avrebbero premuto per la verifica sismica della casa in cui dimorava il loro ragazzo, forti dell’esperienza delle mamme di Bojano, grazie alle quali, e solo grazie al loro coraggio, tutte le scuole di Bojano sono state chiuse prima che si potesse verificare un terremoto come quello di San Giuliano di Puglia. Sono tutte ipotesi, d’accordo, ma chi può arrogarsi il diritto di decidere sulle nostre teste e di fare delle scelte al posto nostro?

5 Commenti.

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  1. Claudio scrive:

    Chissa come mai gli esperti che sanno tutti arrivano DOPO il terremoto!
    Certo che dire che dopo un terremoto FORSE ve ne saranno altri e FORSE uno forte mi pare un tantino generico!

  2. Concordo sulla necessità di un buon governo del territorio ma non su un aspetto: I Terremoti non sono prevedibili!Magari lo fossero! Non dimentichiamolo mai. Lo studio a cui si fa riferimento, basato su modelli matematici di previsione, vengono al più utilizzati per definire degli scenari di rischio sui quali basare le attività di protezione civile. L’intensità massima che un sisma può avere in ogni zona d’Italia è nota! A Cerreto Sannita,e dintorni, ad esempio, è noto, storicamente,che un terremoto può raggiungere una magnitudo nell’ordine dei 7. Il Problema è che non si sa quando!
    I terremoti sono un fatto naturale, e dobbiamo imparare a conviverci. Come? Investendo in prevenzione (Verificando sismicamente le proprie abitazioni, ed attuando, se necessario, interventi strutturali mirati )a maggior ragione in tempo di crisi, stimolare le istituzioni e i cittadini tutti ad un buon uso del territorio e, importantissimo , acquisire le buone norme da tenere in caso di emergenza. Regole, queste, che possono salvarci la vita e possono far sì che, un giorno, anche in Italia,paese moderno (?), non si muoia per un terremoto di medio/bassa intensità. Saluti.

  3. nicola ciaburri scrive:

    …è impressionante leggere articoli del genere. Il pressapochhismo è ormai imperante in Italia! Si prevede un forte terremoto al sud…ebbene? Io da anni mi aspetto un forte terremoto al Sud, in particolare tra Calabria e Sicilia, oppure un altro terremoto nel Sannio. Questo senza l’ausilio di strumenti scientifici nè di particolari teorie geofisiche, semplicemente su una base storico- statistica. Che si può fare? Certamente è impossibile un preallarme, vista la vastità del territorio eventualmente coinvolto e l’impossiilità di prevedere, con una anche larga approssimazione il momento del terremoto. L’unica vera realtà è questa: con i terremoti si deve convivere. In questo senso qual è il nostro attegiamento? Tutti vogliamo costruire case sulla parte di territorio che ci fa più comodo, vogliamo costruire investendo per comprare costosi rubinetti risparmiando sulle strutture, appoggiamo scelte di governo che pensano ad un inutile ponte sullo stretto. La difesa dal terremoto è un fatto culturale e coinvolge tutti noi che abitiamo in Italia…ma lla fine è più facile il vittimismo e il protagonismo di soloni della disgrazia. Oggi ho visto in tv un giornalista che documentava i danni di una chiesa avvicinandosi alla parete di facciata completamente isolata dai crolli avvenuti. Pensate che bisogna essre ingegneri per prevedere che in caso di nuova scossa, anche leggera, questa facciata può venire giù?

  4. RITA scrive:

    devono saperlo tutti le persone interessate

  5. ROSA scrive:

    concordo con ki sostiene di informare e preparare ad
    eventuali terremoti ,forse si eviterebbero tante tragedie ,non sono
    allarmismi ma precauzioni..siate seri..per una volta….

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